lunedì 14 luglio 2008

SPERDUTO


Io
nel mondo
tra un pullulare di vele
su onde fuggenti
simili a volti di giovani donne
cerco
una nuvola dolce
capace d’adombrare
le mie notti insonni.
.
Un uomo muore
vacillando
e nessuno
tende la mano
per salvarlo.

domenica 13 luglio 2008

CANTO I - L'Usignolo vola incontro all'inverno



 
Vincnet van Gogh - l'autunno



(a Franco Minetti)
.La cicala canta,
prigioniera della rugiada,
una storia fatta di sangue
all’usignolo avvolto d’autunno.
.
 “la notte tessuta
con seta di luna,
profumata d’estate
colorava,
di bianche trasparenze,
le pannocchie del grano
imbrunite dal sole”.
.
“lasciami vivere, bambino,
questo giorno d’innocenza”
.
“lucerne d’intermittenza
accendevano le ombre
mentre
giù,
nel guazzo dello stagno
una rana
aspettava immobile
i riflessi dell’argento”
. 
“E’ l’ultimo giorno d’innocenza, questo,
poi sarà notte,
lotterò per la vita”
.
“Mia madre mi ha lasciato
in eredità il mondo,
fili d’erba,
ocra,
dorato talento.
Ricordo l’estate
e i canti d’armonia,
colori accesi,
il calore della terra”
.
“Pregerei Iddio
ma qui non c’entra,
è un altro che giudica,
sancisce,
condanna
chi cerca soltanto
d’essere se stesso”
. 
mia madre disse:
”è tuo l’orizzonte,
gli alberi che vedi,
i cespugli,
i riflessi dell’argento
ma meglio che scegli
una casa e pochi amici,
poche cose è meglio,
conosciute e amate
che traiettorie infinite
sconosciute ed insicure.

 
Vincent van gogh - giardino autunnale


. 
Scelsi un filo di grano
per il mio canto
ma venne un cavaliere
e,
armato,
dirocco il campo”.
. 
“Ho chinato la testa
costretto dalla fame
e sto qui che lecco le ferite,
che aspetto che succeda,
qualcosa succeda
capace di scuotere,
cambiare,
il freddo,
questo giorno di vento”
.
“Ricordo l’estate,
i canti d’armonia,
colori accesi,
il calore della terra.
.
 Mia madre è morta
tra i covoni del fieno”
. 
Morì,
prigioniera della rugiada,
l’ultima cicala
mentre l’usignolo,
avvolto d’autunno
volava incontro all’inverno

Vincnet van Gogh - albero delle more

Canto II - L'usignolo incontra un ruscello


Il giorno raccolto
in cristalli di neve,
imbottito dal freddo,
rinchiudeva,
nelle tane del bosco,
gli animali del regno.
.“Che luogo diverso”
disse a se stesso.
.Alberi a triangolo
numerosi e coperti
correvano veloci
tra le coste dei monti
mentre
giù,
tra i sassi del fondo
un ruscello filava
intirizzito dal freddo.
.“mio padre m’ ha lasciato
per eredità le valli,
i fondi sassosi e renosi,
gli spazi ristretti ed immensi.
.Nasco a nord,
nel giorno più freddo
e solo a valle
m’allungo ed allargo
diventando caldo”
.
“Provengo dal campo
non per libera scelta
e cerco soltanto
di vivere meglio”
.
“Il luogo che cerchi,
quella terra promessa
non esiste nei cerchi
di questa esistenza.
.
Ritorna alla mente
un’età lontana
fatta di verde
ed alberi nutrienti”
.
“Indicami un re,
una terra
dove nessuno tradisce
chi vuole cantare
in libertà l’esistenza”
.
“Il numero degli anni
che ho visto passare
racconta
che tutto succede
diverso e sempre uguale.
.
L’uomo ha imbrigliato
se stesso nell’egoismo
e lotta da sempre
cercando il potere”
Disse il ruscello
aggiungendo:
“non sperare in quel luogo
ma conquista sudando
il diritto al rispetto
degli animali del bosco”
.
L’usignolo volò,
allora,
oltre il greto
verso un villaggio bianco
fatto di ciminiere fumanti
e segnali tra le strade
parallele ed uguali.

Madonna degli orti


Cercai di rimediare
alla famiglia distrutta
dicendo a me stesso
che dovevo lottare.
.Girai intorno:
.
“non c’è lavoro”, dissero.
.Terra amata…
Partito Emanuele,
andata mia madre,
partirono gli amici:
dovevo andare.
.
Stavo tra quattro case
“Madonna degli orti”,
la chiamano:
Madonna d’emigrazione

A che serve il cammino
l'alba e il tramonto
se pensi al miele
delle giovani donne,
alle canzoni antiche

sabato 12 luglio 2008

NARCISO


C'è una sera
sul fosso dell'acqua
dove io, bambino,cammino
verso lo specchio delle aspirazioni.
Narciso,
avevi l'odore dei giorni d'estate
messi in processione
davanti all'autunno.

venerdì 11 luglio 2008

IL FOCOLARE


Il focolare che mi ha generato
fatto di miele e di rosa
e canzoni raccontate
nelle sere d’inverno
sta nelle strade e nelle piazze
Sui davanzali delle case
dove la gente raccoglie
i frutti del passato.

E fu gioventù




Piazza del mio paese...
non c'è spazio più aperto.
Piazza dei giochi e degli amori,
dei vicoli,
stretti,
dove il sole passa
disegnando triangoli di poesia

martedì 1 luglio 2008

Giovenale Nino Sassi



Questo blog, nato nel disordine, verrà rivisitato dall'autore

martedì 15 aprile 2008

Tutta la poesia è finita (frontiera)



Tutta la poesia è finita,
un giorno d’ottobre,
freddo;
oltre le valli di frontiera
licenziavano.
Che cosa potevamo fare,
noi ...?
Potevamo restare fedeli,
le valigie pronte,
diverse,
diversi noi stessi,
uomini
ormai difficile
da uccidere dentro.


(1974)

Frontiera - prima di cena



Passo un’ora prima di cena
dopo un giorno oltre frontiera.
Se scendo è buio
e l’orizzonte inquadrato
racconta una teoria di luci disperse:
i confini del lago.
Il corpo assapora momenti di pace
ma ogni cosa rientra
nella solitudine.
Ci vorrebbe una donna per cambiare il discorso,
per riempire la casa ed accenderla
ma giù, a quest’ora, dopo un giorno oltre frontiera
resta solo chi gioca a carte.
Dovrei uscire per cercare
ma non escono le donne di famiglia la sera.
Resta il flipper, il biliardo,
i soliti che al bar
raccontano il fatto del giorno.
Viviamo per andare oltre frontiera
spinti da un male incurabile:
il bisogno